I potenti
Vi odio, vi odio perché giocate con gli altri, perché non vi ricordate mai di essere al 99,99999 % identici geneticamente a qualsiasi altro essere umano, vi odio perché possedete senza avere, e peggio ancora volete senza desiderare. Ammetto, ho paura di voi, e da questo nasce l’odio. L’invidia invece oramai è svanita. Ho capito cosa vi crea “il possedere”, e “il guardarvi” da tutti.. voi non potete condividere, niente e nulla.. noi invece possiamo, possiamo prestare, regalare, scambiare.. noi “societiziamo”, voi monarchizzate, o ancor peggio, oligarchizzate, perchè tra di voi, non vi toccate.
Eclatante la lotta con i criminali, quelli che vi hanno capito, quelli che fanno il vostro stesso gioco ma nell’ombra. Voi non li combattete per onore, per solidarietà al popolo, per giustizia.. ma per paura, avidità e avarizia. Loro stanno rubando direttamente dal vostro portafoglio. Vi derubano della vostra linfa, il popolo, vi derubano del vostro sostentamento, le frodi legalizzate…voi e loro siete come 2 strade che proseguono dopo un bivio.. NOI, siamo all’inizio, dove la strada è ancora unita, e vi passiamo i materiali per costruire la vostra “via” la vostra ”direzione”.. e voi pian piano, metro dopo metro, portate avanti il vostro viale, curvando sempre più, distanziandovi sempre più dal vostro rivale, i “cattivi” “ladri” e “criminali”,così vi nascondete bene, sia mai che vi rubino qualche nuova idea per ottenere ”ricchezza fraudolenta”.
E NOI li, a credere che una delle due strade sia quella giusta, e a fare la nostra parte, o di qui, o di la. Ma entrambe ci portate violenza… fisica, verbale, intellettuale, sociale.. e che brutta la violenza sociale.. è vero non fa scalpore, non c’è sangue.. ma dura più a lungo, e colpisce ad ampio spettro, colpisce chi non partecipa al vostro gioco, colpisce chi vi guarda e vi osserva, chi non ha scelto che direzione percorrere, e preferirebbe tanto tornare indietro, da dove è arrivato.
Bhe lo ribadisco, VI ODIO. Ne conoscete l’etimologia? IO VI RESPINGO, PROVO REPULSIONE!!
GRAZIE PER I VOSTRI PASSI FALSI, SARANNO LE BASI PER LA NOSTRA RIVINCITA.
Il gioco dei Due
Gioco con me stesso, la mente frulla pensieri ad una velocità impressionante ed io non posso starle dietro … per questo gioco.
Risulta strano, se non bizzarro, sentirsi così lontani da ciò che si è, in termini fisici; parlando, agendo, riscopro spesso di non essere un uno e unico, ma soprattutto percepisco la mia voce come “estranea”. Non so se capita anche ad altri, a me spesso, di sentire (proprio mentre stai parlando) la tua voce uscire da te, il tuo suono colpire le tue orecchie. Sensazione senz’altro strana e particolare, che ovviamente mi lascia per qualche secondo perplesso.
Cosa sono questi momenti di distacco? Perché mi viene permesso di sentire la mia voce? O perché il mio udito in quel momento ha percepito distintamente il suono del mio parlare? Strano. Proprio in quei momenti, passato l’ascolto, la mia mente parte con uno scatto degno da centometrista verso un 10 minuti di estasi pensante: mi ritrovo in testa concetti a dir poco rasenti l’assurdo. Del tipo: ma io che parlo, sono io o mi sto osservando da qualche parte, fare ciò che faccio, magari seduto su di un comodo divano? Se riesco, anche per poco, a sentire distintamente la mia voce, è possibile che allora esistano il corpo e la mente come entità distinte, e che talvolta capiti una breve disconnessione tra i due?
Non so davvero, però ho deciso di partecipare.. giocando. Mi prendo in giro, prendo in giro la mia voce, talvolta, e altre ancora la mia mente.
Esempio: si parla di qualcosa di divertente, tra amici, magari un aneddoto, e scoppia una risata generale… esattamente in quel momento mi sento ridere, sento proprio uno squillo, una voce stridula che porta una risata alquanto fastidiosa, e capisco di essere io ( e pensare che non c’è cosa più odiosa per me che una risata stridula).. a questo punto gioco con i toni, alti e bassi, e proseguo a ridere in vari modi.. prima un bel risatone grave, poi alla battuta successiva una risata a denti stretti, da crepapelle ma comunque contenuta.. ed eccomi soddisfatto: il mio apparato uditivo è salvo.
Cos’è successo? Non so, forse ho agito in un intermezzo di disconnessione tra mente e corpo, prendendo controllo per qualche momento della seconda parte, il corpo. Ho così giocato con la mente, giocato ad illuderla, a fingere… a sfidarla. Sì certo, ero cosciente di ciò che facevo, ma ciò non toglie che quei suoni mi sembravano essere molto più familiari e consoni (seppur “artificiosi”) di quanto non lo fosse quella risata spontanea percepita come “estranea”…
Ma questo oltretutto è solo uno dei mille esempi che potrei fare sui GIOCHI CON ME STESSO. Quante volte per esempio percepisco un distaccamento, un lieve allontanamento di me da me. Parli con qualcuno, convinto che lo stai ascoltando… ma ad un certo punto ti senti chiamare per nome “Ste!! O STE!! ma mi stai ascoltando???” e ti accorgi di esser stato altrove.. chissà dove, con chi, perché.. bha, forse signora MENTE aveva solo bisogno di un piccolo BREAK, o forse avevi un po’ le batterie scariche; in ogni caso non c’eri, quindi dov’eri?? Risposta impossibile, ma sicuramente è un altro piccolo gioco tra mente e corpo.
E in questo continuo andata e ritorno di piccoli game, cerco ancor oggi di capire se in tutto questo non sarà per caso da considerare anche la presenza un’anima..
Invictus
Testo originale
OUT of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Traduzione
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Son Io il signore del mio destino.
Son Io il capitano dell’anima mia.
Quanto mi piace . Quanto fa evadere dalla piccolezza del nostro essere, quanto erge la nostra anima a qualcosa di potente.
Non voglio commentarla troppo, nell’aria deve aleggiare il sospiro che giunge spontaneo avere dopo averne completata la lettura.
Oggi evado verso il paradiso
Non so come mai, ma adesso, 2 minuti fa, mi è venuto in mente di una persona che non è qui, e che non potrà leggere le mie parole su questo schermo.
Mi è venuta in mente e subito.. ho lasciato ogni ostacolo fisico per raggiungerla, ho gettato a terra il mio corpo per innalzare la mia anima e sfiorare la sua. Forse ci sono riuscito, forse no, ma di sicuro la sensazione è forte, il cuore strugge, gli occhi fremono al pensiero di incontrarla questa persona. Se la incontro so già che mi sorride, che mi abbraccia… anche se non lo ha mai fatto, se ora mi vede mi prende e mi stringe forte, sicuro!
Si perchè a volte si vive camminando, senza dar peso alla strada percorsa fino a quel momento, al numero di svolte a destra o a sinistra, a quanto si è arrivati lontani dal punto di partenza, a quanto il paesaggio che ti circonda sia cambiato… ma poi capita che inciampi.. e cavoli li diventa dura. Devo per forza fermarti un attimo, per riprenderti dalla botta, un grande dolore.. e quindi sei costretto a guardanti intorno, ed ecco che tutto ti salta agli occhi. Capisci perchè sei caduto, eh si, troppa sicurezza, eri convinto di conoscere i tuoi polli, che oramai era tutto facilissimo.. ma ti sbagliavi, ti rendi conto che ti sei allontanato, che intorno a te qualcosa è cambiato, qualcosa non ti è più familiare.
Sei caduto perchè la vita si è un attimo fermata, e ti ha voluto regalare un momento tutto per te, prima di tornare sui tuoi passi; un momento in cui ritrovare la tua sicurezza, e colmare i tuoi dubbi… quel momento devi prenderlo a cuore aperto, frontalmente, senza paura, devi farlo tuo, mescolarti con lui ed assorbirne tutto.
Anche io l’ho fatto, e sono grato alla vita per avermi fermato quel giorno, per avermi regalato la possibilità di guardarmi e guardare, e regalarmi queste parole, che legheranno per sempre la mia anima a quel momento.
Ti saluto caro nonno,
senza lunghi fraseggi e senza discorsi prolissi..
ti ho conosciuto, un attimo era una vita, il silenzio era anima..
si sei il mio nonno, e ti saluto, non ti lascio.
Amami come hai fatto fin ora, come i tuoi occhi mi dicevano,
se così non fosse non importa..perché sei il mio nonno..
divisi dal niente.. un niente insormontabile…
Il mio nonno, ti voglio bene, ricominciamo insieme,
ti ringrazio per il tuo splendido sorriso.
Una carezza
Stefano
Oggi evado… evado di cuore evado di testa evado di spirito; stacco le zavorre, scarico la sabbia e salgo di 3 atmosfere.. si porto la mia mongolfiera più in alto. Ho scoperto da qualche giorno che ogni atmosfera ha una sua “corrente” (mi scuseranno i tecnici per il mio linguaggio popolare): quindi voglio letteralmente andare ovunque, a caso, in base alla corrente… ma non voglio “andare” qui !!
Quindi oggi evado, e viaggio fino a questo mare, tiepido, accogliente e limpido perchè nessuno ancora lo ha scoperto quindi posso fingere di conoscerlo solo io, L’HO SCOPERTO IO!! e questo svuota un po’ il secchio pieno di quel desiderio di dire al mondo che esisto. Mi ci tuffo e comincio a farne parte, poi mi accorgo che comunque essendo solo ho paura di andare a largo.. si è triste, la solitudine è triste, ed è ancor più triste scoprire che quando sei da solo e arrivi dove ti eri prefisso hai tutto da un lato, e niente dall’altro. A CHI LO DICI?? A CHI LO RACCONTI? CON CHI LO CONDIVIDI?
E’ necessario evadere per me e mi sto abituando a farlo ogni giorno, a volte la notte, sognando, a volte il giorno ascoltando la radio, a volte al sera giocando su internet, evado, la mia testa non è più una parte del mio corpo. Trasmuto in qualcosa di etereo, e vado via. Ma quì sempre, inequivocabilmente, scopro di dover tornare, per raccontare per dire fare mostrare portare……..AH! Ma sfortunatamente non lo faccio, non lo dico che evado, non dico dove sono stato che mare ho visto che spiaggia ho calcato, mi vergogno. Vergogna di esser scappato e di esser anche ritornato, come aver fallito la tua impresa, il tuo PROGETTO, la tua Start-up .. “ma tanto la colpa è del mondo in cui vivi, cosa ci vuoi fare!”.. TIPICO NO?? si evado, sento la paura, ritorno e me ne vergogno, tre sentimenti inebriante, ma completamente incomparabili. L’uno ti trascina, l’altro ti scuote e l’altro ancora ti blocca… WOW che movimenti.
Oggi vorrei essere WALTER BONATTI (ve ne parlerò)
Ci provo..
Parlerò dell’essere in TENSIONE.
La TENSIONE verso qualcosa però, non la tensione muscolare; il tendere verso, tendere a, che per chi ha qualche studio di matematica alle spalle forse risulta di più facile comprensione.
In questo mese, FEBBRAIO, mi sento in TENSIONE, sento ME andare verso qualcosa, un punto, anzi, forse meglio una linea, per lo meno se dovessi arrivarci poi potrei continuare (anche se necessariamente sulla stessa linea.. ma nel mio spazio tutto è possibile, quindi anche cambiare linea). Leggo WIRED (ve ne parlerò), leggo di questi giovani/giovanissimi che si sono già imbarcati sulla nave della loro vita, hanno già uno scopo, od un piccolo obiettivo, hanno qualcosa per cui dire “io so fare questo”; beh leggo, e sento di voler essere così, di volermi avvicinare a questo tipo di “identità”, il sapere di se stessi, il conoscere la propria mente.
Ascolto la radio, un programma parla di Start-up (ve ne parlerò), idee applicate, idee rese fatti, creazione di valore a partire da idee.. ascolto e sento di volerlo fare anche io, di voler comprare qualcosa, impregnare quel qualcosa di IDEE, e farlo volare nel cielo della popolarità.
Guardo la tv, un programma dove dei bimbi, davvero bimbi, mostrano (showano, si mi piace questo termine) il loro talento (fidatevi, un vero talento) e nella mia mente il cassetto IMMAGINAZIONE si apre, e la mia anima ci si infila completamente dentro, e così tendo verso l’assurdità.. cerco di capire se anche io ho un talento, cerco di capire se anche io posso farla quella cosa li di MOSTRARE.
Poi arriva il venerdì, organizzo il mio sabato sera, esco il sabato sera, la domenica pulisco casa, e Lunedì ricomincio da capo.
Dove dovrei tendere?
Ciò che non ho capito è perchè sento questo; si è vero, non avendo particolari capacità forse questo rende la mia testa propensa a vagare in un immenso mondo pieno di campi magnetici pronti ad attirarla al suo interno, e tenerla li un giorno, un’ora, una settimana…poi lei continua e ricasca in un altro.
Quindi ho deciso di scrivere, di lasciar traccia di questi mutamenti, tensioni, affezioni, trasmutamenti … perchè mi sembra brutto sprecare l’unica cosa che la mia mente sa fare.. per ora lo chiamerò “MINDMODD”..
A presto, al prossimo “Oggi sono”

